IL MESOLITICO

di Paolo Prignani

La prima grande rivoluzione socio – economica – culturale dell’uomo

La datazione del mesolitico (pietra di mezzo) varia a seconda delle condizioni climatiche e morfologiche dei territori considerati.
In Europa essa è compresa tra il 12.000/10.000 a.c. e il 5.000 / 4.000 a.c.

Il mesolitico inizia, come spiegato precedentemente, dopo la fine delle glaciazioni Wurmiane; i territori si assestano assumendo la morfologia attuale, il clima diviene progressivamente temperato fino ad essere uguale a quello attuale.
Vi è grande ricchezza di acqua e quelli che oggi sono fossi o rigagnoli all’epoca erano fiumi quasi sempre navigabili.
L’uomo di Neanderthal è scomparso oramai da tempo, e i territori sono popolati dall’Homo Sapiens. Inizialmente è nomade e dedito alla caccia e alla raccolta di vegetali, come i suoi progenitori, poi, con la scomparsa delle mandrie dei grandi mammiferi e il proliferare di quelli piccoli, restringe la sua area di caccia iniziando a formare tribù, a occupare stanzialmente grotte o a costruire capanne; nasce il concetto di appartenenza ad un  territorio, area capace di dare sostentamento al gruppo tribale.

I nostri antenati dovettero mutare i loro modi di vita mentre i suoli lentamente si coprivano di foreste di altofusti, di macchie e di zone palustri, dovettero imparare a mangiare un po’ di tutto; in seguito al cambiamento climatico. L’uomo si trovò così a poter cacciare solo mammiferi di piccole dimensioni che fornivano quantità inferiori di carne; agli animali di media e piccola taglia (daini, cervi, stambecchi, caprioli e cinghiali) si aggiunse la raccolta sistematica di quelli piccoli di ogni genere (roditori, uccelli), di molluschi terrestri, d’acqua dolce e marini.  Non bastando l’uomo si rivolse ai mari, imparò a pescare e a costruire le prime imbarcazioni capaci di navigare sul mare.

graffito con scena di pesca propiziante la cattura della balena – Norvegia 6.000 circa a.C.

 

Imparò a scegliere svariate specie vegetali che con appositi accorgimenti divennero commestibili. E’ documentato che in Italia, gruppi mesolitici, praticavano la raccolta del corbezzolo, delle leguminose selvatiche, della ghianda, dell’uva selvatica e dell’oliva dell’oleastro selvatico; molti siti testimoniano uno sfruttamento intensificato della nocciola; raccolte di prodotti da consumare subito, ma anche da conservare per i periodi di scarsità di cibo fresco, segno evidente della stanzialità dei gruppi tribali.

Si iniziò ad addomesticare alcuni animali, primo fra tutti il cane, che da lupo selvatico, entrò in simbiosi con l’uomo collaborando alle attività e alle necessità del gruppo, mutandosi geneticamente, nel tempo, e assumendo varie forme e caratteristiche idonee, determinate dal differente affinamento dei suoi particolari sensi e qualità (da punta, da caccia, da difesa, da ricerca, da guardia, ecc.). Si iniziò a coltivare alcune piante.

Il ruolo egemone maschile (cacciatore) fu sminuito, ma aumentò il senso di solidarietà di gruppo, in quanto in queste mutate condizioni donne, bambini, anziani e persino individui portatori di handicap potevano dare un contributo utile al sostentamento della tribù; ognuno assumeva un ruolo ugualmente importante all’interno di essa.

graffito propiziatorio con scena di caccia – gola di Valtorta Spagna 8.000 a.C.

In questo periodo non possiamo ancora parlare di arte ma di elaborazioni grafiche, presenti per lo più all’interno di caverne o nelle immediate vicinanze di esse, che non hanno certamente intenti decorativi ma che mirano solo ad un effetto magico; queste immagini vengono create solo per esistere e non per essere vedute. In molti luoghi vicini alle pitture rupestri troviamo contorni di mani, semplici calchi o impronte, ma che indicano una presenza, una appartenenza ad un luogo, una grafia che ha suggerito all’uomo che una cosa inanimata e fittizia potesse essere in tutto e per tutto simile ad una cosa viva e reale. Così, nell’immagine dipinta, il cacciatore credeva di possedere la cosa stessa, credeva, riproducendo l’animale, di acquisire un potere su di esso, Egli credeva che l’animale vero subisse l’uccisione eseguita su quello disegnato.
Una tale rappresentazione che mira a sostituire il modello con la realtà non può che essere naturalistica; per il loro scopo magico questi artefatti dovevano essere perfettamente fedeli alla natura. L’immagine poco fedele non era soltanto sbagliata, ma irreale, senza senso e senza scopo.

 

Tomba Mondeval de Sora 8000 a.C.

Nacque la necessità della sepoltura e con essa il rispetto dei morti. I corpi non potevano più essere abbandonati nella natura come nei periodi nomadi precedenti, ma la stanzialità porta da prima  a nascondere semplicemente l’orrore della morte poi a curare il defunto e la tomba come memoria, come elemento ancora presente nel gruppo; anche qui si affermano rituali magici che tendono a trasferire, in varie forme sia astratte che concrete, nei vivi le esperienze e le conoscenze del compagno morto.

Riassumendo grandi rivoluzioni culturali e tecnologiche avvengono in questo periodo:

  • si introduce la lavorazione a microlite (micro scheggiatura su strumenti di piccole dimensioni) per la fabbricazione delle armi e strumenti in pietra rendendoli più efficaci alle cambiate condizioni d’uso;
  • viene inventato l’arco e la frombola, vengono perfezionati i propulsori; la necessità di colpire piccoli e veloci animali impone l’uso di armi agevoli, semplici nell’uso e soprattutto precise; le lance funzionavano bene nella savana contro i pachidermi e i grandi bufali ma divengono inutilizzabili all’interno di un bosco; pensate che un bravo fromboliere può colpire con precisione un bersaglio fino a 300 m. di distanza
  • inizia la raccolta dei frutti di mare lungo il litorale e l’uso delle conchiglie a scopo decorativo;
  • si afferma l’uso dei monili e della decorazione corporea, non per vezzo o abbellimento; inizialmente per necessità poi anche a scopo magico: si colora il corpo per mimetizzarsi all’interno dei boschi, si usano monili facilmente visibili per identificare un particolare ruolo per esempio il capo caccia, si creano monili con ossa e/o denti di animali pericolosi o di defunti per trasferire su di se la loro forza e le loro conoscenze.
  • alle barche monossili (ricavate da un unico tronco d’albero) usate per la pesca in acqua dolce si aggiungono grandi zattere e barche, con strutture carenate e con scafi in cuoio o corteccia, capaci di reggere il mare per la pesca e per il trasporto nella navigazione a vista;
  • si costruiscono i primi oggetti in terracotta grezza e con semplici decorazioni ottenute con l’impronta di conchiglie;
  • non esiste ancora la religione ma si praticano riti magici propiziatori legati alla sussistenza del gruppo tribale preludenti la religiosità, nasce la figura dello Sciamano. Un gioco tra vero e copia del vero in forme grafiche, coreografiche, sonore, ecc. che da principio non ebbe nulla in comune con l’arte e la magia; ma dovette prima diventare un mezzo magico per poter divenire, nelle epoche che seguiranno, arte, religiosità e poi religione.

 

Nel nostro territorio il periodo mesolitico è attestato solo dalla presenza di numerose industrie litiche (luoghi di lavorazione della pietra in presenza di corsi d’acqua dolce) e da tracce di depositi fittili (accumuli di schegge di terracotta grezza), come a Tor Caldara, al fosso di Cavallo Morto e Sant Anastasio, al fosso della Seccia, alle sorgenti del Cifonara, alle Ferriere, ecc., che comunque accertano una presenza continua dell’uomo in questo ambito culturale, durante il lungo periodo, con caratteri identitari comuni.

In altre parole si stanno ponendo le basi, attraverso le esperienze legate all’uso del territorio, per la nascita di una cultura particolare che inizierà a plasmarsi nel periodo successivo.

utensili con embrionale lavorazione a microlite – Tor Caldara 12.000/10.000 a.C.
utensili lavorati a microlite – fosso della Seccia 7.000/6.000 a.C.